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Punta Gastaldi 3214 m – via Normale

 

Cresta sud-ovest, via Normale dal Passo Giacoletti

  • Prima salita: W.A.B. Coolidge con la guida C. Almer, 16 agosto 1884
  • Difficoltà: PD –, con tratti di II° e un passo di II° +

Dal Rifugio Giacoletti alla Punta Gastaldi

  • Dislivello complessivo in discesa: 300 m (180 m + 120 m)
  • Dislivello complessivo in salita: 780 m (460 m + 320 m)
  • Tempo di percorrenza: ore 4

Dalla Punta Gastaldi al Rifugio Giacoletti

  • Dislivello complessivo in discesa: 780 m (320 m + 460 m)
  • Dislivello complessivo in salita: 300 m (120 m + 180 m)
  • Tempo di percorrenza: ore 3

Il sentiero di avvicinamento è completamente segnalato e, nei tratti più esposti, attrezzato con tasselli da 10 mm e corde fisse fino all’attacco della via normale. A inizio stagione sono indispensabili piccozza e ramponi per superare tratti di sentiero (soprattutto in quota) ancora coperti di neve. La via Normale della Punta Gastaldi richiede già una certa esperienza alpinistica, perché presenta passaggi esposti e difficoltà fino al II° +. Il percorso è segnalato con tacche di vernice e attrezzato con alcuni chiodi nei tratti più impegnativi.

Dal Rifugio Giacoletti (2740 m) si prende il sentiero che scende a Pian del Re passando dal Lago Superiore, giunti ad un piano (2560 m, cartelli), si abbandona il sentiero principale e si segue a destra il bivio per il Passo Giacoletti e la Punta Roma. Dopo numerose svolte si lascia a destra la diramazione (2800 m, cartelli) che sale a Punta Roma e si arriva in breve ad un bivio (2820 m, cartelli). Lasciata a destra la deviazione per il Passo del Colonnello, si continua attraversando in leggera discesa l’ampia conca erbosa e si raggiunge dopo pochi tornanti uno stretto canalino roccioso. Lo si attraversa seguendo il sentiero tra le rocce e, procedendo per cengette e facili saltini, si arriva al Passo Giacoletti (2990 m, targa in bronzo).

Superato il Passo, si segue il sentiero sulla cengia trasversale che incide il versante della Valle del Guil fino ad un breve canale del quale si raggiunge la sommità (3020 m). Si scende ora il sentiero raggiungendo prima uno stretto colletto poi, attraversata un’ampia conca detritica, il crestone Ovest Sud Ovest della Punta Gastaldi. Lasciato a destra (2900 m) il sentiero che scende al Passo di Vallanta, si prende a sinistra la traccia che porta in breve all’attacco della via normale della Punta Gastaldi. S’inizia l’arrampicata sulla faccia destra di un’enorme diedro obliquo, salendo per rocce ripide (II°) fino ad un punto di sosta (chiodi) poco sotto uno spigolo. Si scavalca lo spigolo (un passo di II° +) poi si continua lungo una rampa rocciosa obliqua a destra (II° continuo, chiodi). Giunti su un crinale si scende dall’altro lato per un breve muretto (2 m, II°) quindi s’imbocca un canalino che porta ad una cresta di blocchi. Si sale facilmente lungo la cresta per un breve tratto, poi si obliqua a destra per gradini e lastroni, fino ad una cengia che si segue verso destra per alcune decine di metri. Innalzandosi per gradini rocciosi lungo un canale poco marcato, si arriva nei pressi della cresta ovest sud ovest e, seguendo una cengia obliqua a destra, si guadagna la vetta.

Tous les tours du Viso entre Queyras et Italie

Dall’escursionismo familiare al trekking sportivo.TOUSlesTOURS
Una nuova guida che svelerà per la prima volta al pubblico il fantastico mondo intorno al MonViso!
Con la sua fitta trama di sentieri segnalati ed i suoi 14 rifugi e bivacchi il massiccio del Monviso uno dei più incredibili settori di escursionismo delle Alpi. Per quanto strano possa apparire, mai un editore, per lo meno francese, aveva avuto l’idea di farne argomento di un suo libro. Ci hanno pensato i fratelli Vallot, da decenni innamorati di questi alti luoghi. Per Etienne e Guillaume stato il colpo di fulmine: un intreccio di sentieri segnalati e di rifugi in gran parte inedito. Un vero Eldorado per gli escursionisti!
Con 224 pagine a colori, TOUS LE TOURS DU VISO sintetizza descrizioni tecniche meticolose, un lavoro fotografico professionale, una ricerca storica appassionata e uno stile brillante.

USCITA: maggio 2007
PREZZO DI VENDITA 24 EURO
Distribuito nelle librerie specializzate e nei rifugi del MonViso
Decine di immagini e pagine del libro in visione sul sito
www.visotopo.com

Omaggio al Monviso

omaggio al monvisoIl Monviso con la sua magica piramide affascina da sempre l’uomo. Guardato con rispetto dalla gente che abita le sue valli, il Monviso, alto sulle loro teste, entra nell’immaginario collettivo come il « Re di Pietra », gigante buono e protettore. Nel corso della storia, il Viso diventa il cuore di comunità unite da una solidarietà indifferente alle barriere naturali e ai confini geografici. Ora, una maggiore consapevolezza e sensibilità ai delicati equilibri della Natura risorgono nella realtà di queste valli, facendo del Monviso, il simbolo rinnovato di una montagna ideale. E’ con questo spirito che Guillaume Vallot, dopo anni di esplorazioni e circumnavigazioni sulle montagne di tutto il mondo, torna alla corte del Re di Pietra e, ne sfida la massa imponente, per dedicare al Sovrano la sua ultima impresa. In queste immagini, la montagna si offre in tutta la sua generosità regalandoci albe e tramonti irripetibili, panorami mozzafiato e un incontro emozionante con la dimensione verticale. Questo monumento fotografico, nell’inconfondibile stile Vallot, costituisce una guida per tutti gli amanti della montagna, appassionati di cime, creste e colli.

IL PRIMO LIBRO FOTOGRAFICO CONSACRATO AL MONVISO

144 pagine a colori • 23×27 cm • 29 €

IN VENDITA NEI NEGOZI E LIBRERIE
OPPURE CONTATTATE IL DISTRIBUTORE PER IL PIEMONTE
ALIÈ – Luca Fenoglio – VENASCA (CN)
cellulare: 349.4527293 – 0171.619153
lfenoglio@virgilio.it

PER CONTATTARE L’ EDITORE E L’AUTORE

Montagne senza frontiere – Montagnes sans frontieres

Viaggio fotografico tra Piemonte e Provenza.montagne senza frontiere

E’ un libro che farà storia.
Si tratta delle immagini delle montagne che ad oriente circondano il Sud Piemonte ed ad occidente guardano il levare del sole di Provenza.
I loro colori, le loro forme, ombre, misteri e silenzi, uomini e luoghi sono oggi parte profonda del magnifico volume fotografico firmato da Claude Gouron
Montagne senza frontiere – Montagne sans frontires

Fuggito dal grigiore della banlieu Parigina, Gouron da anni cittadino e fotografo professionista della val d’Ubaye, che trova naturale sbocco al Colle della Maddalena. L’amicizia nata con Philippe Lantelme, montanaro e custode di rifugi, gli suscita una doppia attrazione verso le montagne tra Piemonte e Provenza: da una parte l’immensità degli orizzonti e dall’altra la dignità della gente che le abita.
“Così nata un’amicizia ed un libro” dichiara con il sorriso Claude Gouron: sei anni di indagini fotografiche lungo il confine e oltre 6000 immagini. La selezione mozzafiato rappresenta il contenuto prezioso del libro, che concede spazio solamente all’avventuroso “racconto” di Philippe Lantelme (fondatore con Nino Perino dell’associazione per la rivalutazione della rete di sentieri transfrontalieri “montagne sans frontires”), che da professore presso le carceri della Costa Azzurra, decide di vivere “oltre le sbarre” come uomo felice e libero, nella professione di “custode di rifugi”. Il suo contributo tralascia il superfluo e si concentra sul “vivere in montagna” – “abitare la montagna”.

Philippe la guida che porta Claude sulle cime, lungo i costoni, nei valloni più nascosti che gli fa scoprire la vibrazione delle albe e la lunghezza infinita dei tramonti. Poi lo stesso fotografo, che, non sazio, va oltre i paesaggi e scandaglia i cromatismi dei fondali dei laghi alpini, sfiora le superfici di pietra e le loro metamorfosi secolari, fissa dopo lunghe attese il pulviscolo impalpabile del nevischio che scivola via dai rami degli abeti al primo sole, dopo la nevicata notturna.

Scrive Xavier Fribourg nella prefazione:

“Come un’onda. Come mille onde stagliate in cielo. Come un oceano di pietre in cammino verso la luna. Sorprese dall’aurora, i lineamenti alteri delle montagne si sovrappongono e si mescolano in una geografia ancora indecisa, formando una immensa linea di creste ondulate che chiudono l’orizzonte ad ovest del camminamento alto di ronda, che lega tutte le valli, tutti i colli, tutte le cime. Skyline. Frontiera”.

L’immagine di chi, ogni mattina, ha la percezione di voltarsi verso quell’universo alpino contro cielo, che caratterizza da secoli l’orizzonte del Sud Piemonte da un lato e dell’ Alta Provenza, dall’altro.

Intrufolandosi nell’intimità delle montagne, giocando a saltare di qua e di là tra Francia e Italia, Claude Gouron capace di raccontare lo spirito dei luoghi di questi villaggi, molto meglio che di pedanti libri di storia. Ed ecco a voi l’ambiente quotidiano di questa fiera comunità di confine. Ecco il paesaggio dove si dipana questo intreccio intricato di sentieri che uniscono le montagne senza frontiere delle Alpi del Sud.

Questa magnifica edizione, stampata con le migliori tecniche tipografiche oggi a disposizione, rappresenta, dunque, il risultato di un lungo e appassionato lavoro, insieme metodico e poetico, di carattere anti-geografico, intriso di un vagabondaggio liberatorio, senza nord e senza sud. Così, sfogliando il libro, un nuovo territorio appare lungo le pagine, un luogo “ideale” che ci stimola a seguire i suoi viottoli minuti che ci portano nei luoghi dove vorremmo tutti andare, senza premura, con passo leggero, avvolti da colori e suggestioni che non cedono al tempo.

L’autore
Claude Gouron
15 villa Puebla
04400 Barcellonette, France
tel. +33.492.811577
+33.682.977477
Sito internet www.claudegouron.fr 
Mail claude.gouron@wanadoo.fr

In libreria
Claude Gouron “Montagne senza frontiere ¨C Montagne sans frontires”
Coumboscuro editore 2008, grande formato cm. 27×30, copertina cartonata, pag. 184, 240 immagini, versione in lingua italiana, Euro 29.00

Il libro distribuito in Italia da:
COUMBOSCURO CENTRE PROUVENCAL
Centro Internazionale di Cultura Edizioni Spettacolo
Sancto Lucio de Coumboscuro, 12020 Monterosso Grana ¨C Cuneo
tel. 0171.98707 ¨C 0171.98771
Sito Internet www.coumboscuro.org 
Mail info@coumboscuro.org

Intorno al Monviso

Il nuovo libro descrive dettagliatamente i sentieri che si snodano intorno al “Re di Pietra”, sul lato italiano e su quello francese della catena, nelle valli Varaita, Po, Guil e Pellice.intorno al Monviso
Il Monviso il protagonista del volume, ma non l’unico motivo d’interesse per gli escursionisti: nei suoi dintorni s’incontrano laghi bellissimi, valloni aspri e solitari, amene conche erbose, vasti boschi di conifere, casolari di pietra e rifugi accoglienti.
Oltre al classico “Giro del Monviso” con tutte le possibili varianti, nel volume sono proposti altri percorsi ad anello meno noti e frequentati. Sono descritti i sentieri d’accesso ai rifugi e ai bivacchi, le traversate da un rifugio all’altro e le vie normali alle più belle e panoramiche cime del gruppo.

USCITA: maggio 2007
PREZZO DI VENDITA 16 EURO
Distribuito nelle librerie specializzate e nei rifugi del MonViso
Immagini e pagine del libro in visione sul sito
www.parodieditore.it

Escalade plasir: Alpes du Sud, Provence

160 grandi vie dal 4b al 6a/b con accesso agevole.

Questa guida orientata al piacere dell’arrampicata su grandi vie (altezza da 100 a 400 metri) di difficoltà abbordabile (dal 4b al 6b max, dal 4a al 6a obbligatorio) e di accesso agevole (piccozza e ramponi inutili, zaino leggero).
Tutte le vie selezionate offrono una bella arrampicata su roccia buona, per lo più ben attrezzate o facili da proteggere. La loro descrizione molto precisa (testo e schizzo dettagliati) affinchè l’arrampicatore, ben informato sull’itinerario, possa assaporare pienamente l’ambiente e il piacere del gesto.
Questo libro descrive 160 vie, tutte percorse dall’autore, nei massicci seguenti: Baronnies (Buis e Orpierre), Briançonnais, Ecrins (Ailefroide), MonViso (Queyras) e Ubaye, Argentera e Mercantour, Verdon e Calanques di Marsiglia.
Escalade_Plaisir

USCITA: maggio 2007
LINGUA: francese
PREZZO DI VENDITA 23 euro
304 pagine 15 x 21 cmEdizioni Olizane, Ginevra – Svizzera
www.olizane.ch 
E’ possibile acquistare il libro nelle librerie specializzate o alla pagina del sito:
www.olizane.ch/articles.php?page=1&articles=76

Escalade en Queyras Pays du Viso

L’avvenimento editoriale delle Alpi del Sud, tra Francia e Italia l’Europa che arrampica; 256 pagine, 300 immagini e descrizioni, decine di vie inedite, 60 grandi vie sportive dal 3a al 7a, 9 scuole di
Visotopo
arrampicata, 3 vie ferrate.
La più aggiornata raccolta di Arrampicate nel Monviso!
In distribuzione nelle Librerie e nei rifugi.
Edizione in Italiano prevista per il 2008.

USCITA: maggio 2006, seconda edizione giugno 2007
PREZZO DI VENDITA 24 EURO
Decine di immagini e pagine del libro in visione sul sito
www.visotopo.com

Letture varie

  • MonViso, Alp Grandi Montagne n. 16, CDA &Vivalda editori.
  • Guida della Val Pellice, Kosmos Edizioni Torino.
  • La Nuova Vita delle Alpi, Enrico Camanni, Bollati e Boringheri.
  • Gente di MonViso, Gianni Aimar, I Libri del Corriere, Corriere di Saluzzo.
  • Raccolta di storie e tradizioni, usanze e leggende dell’alta Valle Po.
  • Monte Viso – Alpi Cozie Meridionali, Michelangelo Bruno, edizioni Cai Tci, Milano 1987.
  • Volume accurato e completo della classica Guida dei Monti d’Italia.
  • Monviso Re di Pietra, Ezio Nicoli, Edizioni Gribaudo, prima edizione 1972.
    Un libro che colma una lacuna nella storia dell’alpinismo.
    (Don Severino Bessone, Il Ghinivert, 1972).
  • In cima – 90 normali nelle Cozie meridionali, Michelangelo Bruno, Blu edizioni, Peveragno 2002; 240 pagine con foto e carte in bianco e nero.
    Recente titolo dell’interessante collana “In cima “.
  • Montagne d’Oc, A. Parodi, F. Scotto, N. Villani, Cda, Torino 1985; 240 pag. con foto in bianco e nero e colore.
    Bella raccolta di salite alpinistiche dal Col di Nava al Monviso.
  • A Piedi in Piemonte, F. Chiaretta, F. Ceragioli, A. Molino, Guide Iter, Torino 2006; Vol. 1, 270 pag.
    16 anni dopo la prima edizione, ecco una guida completamente diversa con 113 itinerari nuovi e 8 classici riproposti. Si comincia dai dintorni di Torino, si continua tra le montagne dei Valdesi, e poi si scoprono una dopo l’altra tutte le valli della provincia di Cuneo, dai panorami sul Monviso alle Alpi Liguri.

Cartografia

Istituto Geografico Centrale f. 6 
Monviso 1:50.000

Istituto Geografico Centrale f. 106 
Monviso, Sampeyre, Bobbio Pellice 1:25.000

Didier & Richard f. 10 
Queyras & Haute Ubaye 1:50.000

Institut Geograpique National, f 3637 OT 
Mont Viso – St. Veran – Aiguilles 1:25.000

Institut Geograpique National
(8) Monviso – Haut Queyras 1:25.000
Mappa aggiornata e dettagliata della zona, realizzata grazie alla collaborazione fra Cai, Caf, Ign e Igm nell’ambito del progetto transfrontaliero “Alpi senza frontiere”; alla mappa allegata una guida con informazioni utili e notizie sui rifugi.

Viaggio, istruzioni per l’uso di Umberto Galimberti

Viaggio, istruzioni per l’uso

Estate. Il viaggio. Le agenzie sono piene di prenotazioni, ma noi sappiamo ancora viaggiare? Sappiamo ancora congedarci e dire addio? Siamo davvero all’altezza della nostra frenesia estiva di cambiare orizzonte e cielo e terra, o siamo solo dei turisti diretti a una meta che si muovono per arrivare e non per viaggiare? Sono queste alcune domande che nascono spontanee di fronte a quegli spostamenti estivi che impropriamente chiamiamo <<viaggi>>, ma che non hanno nulla del viaggio, perché non ci offrono davvero l’esperienza dello spaesamento che, facendoci uscire dall’abituale, e quindi dalle nostre abitudini, ci espongono all’insolito, dove è possibile scoprire come un diverso cielo si stende sulla terra, come la notte dispiega nel cielo costellazioni ignote, come una diversa religione, ordina le speranze, come un’altra tradizione rispetto alla nostra fa popolo, come la solitudine fa deserto, l’iscrizione fa storia, il fiume fa ansa, la terra fa solco, e i nostri bagagli fanno ancora Occidente.

L’etica del viaggiatore

Per l’occidentale abituato a spostarsi e non a viaggiare, che ne è dell’intervallo tra l’inizio e la fine? Che ne è del viaggio per chi vuole arrivare? Per chi vuole arrivare e si mette in viaggio con la stessa mentalità che l’ha sorretto per l’intero anno, una mentalità che ha di mira le mete, i progetti, gli obiettivi da raggiungere, del viaggio ne è nulla. Le terre che egli attraversa o sorvola non esistono. Conta solo la meta. Egli viaggia per arrivare non per viaggiare. Così il viaggio muore durante il viaggio, muore in ogni tappa che lo avvicina alla meta. E con il viaggio muore anche l’anima avida di spaesamento, che noi confondiamo con lo spostamento, anche se già Orazio ci aveva avvertito che <<non è cambiando cielo che si cambia anima>>.
Eppure, quando il cielo sovrasta terre dimenticate da Dio e dalla storia, allora anche l’anima prova qualche sussulto. Certo se il viaggio è una confezione d’agenzia, allora, anche se la sua meta sono i confini del mondo, non c’è spaesamento che percorra l’anima come un brivido che la rende instabile.
Ma quando viaggiare è offrirsi al rischio di non essere compresi, e, al limite, neppure letti come uomini o come simili, allora è la terra a offrirsi senza nessun orizzonte, è il cielo a coprire una vastità senza riferimento, è la storia a inabissarsi nei secoli per evocare tutta quell’immaginazione che mai avremmo sospettato avesse riscontri di realtà.
Allora il sole sorge insolito e la notte copre tutte le insidie che l’uomo primitivo temeva nascoste nel buio. Le facce delle persone appaiono nei loro lineamenti indecifrabili, dove l’intenzione non si traduce in linguaggio e la comprensione è affidata all’empatia dell’animale. Qui il viaggiatore incontra quella parte dell’anima che è meno spirituale perché è la più istintiva. L’anima-animale appunto. E istinto qui vuol dire fondersi con gli odori, le variazioni di temperatura, i suoni, il vento, con il sole che cuoce sulla testa e porta i pensieri su vie associative inconsuete, dove ciò che alla fine si trova è la giusta dimensione di sé.
Questa dimensione significa consapevolezza della propria spaesata e casuale esistenza, su una terra, che quando non è tecnicamente organizzata come la nostra, dove ogni cosa esprime nella sua funzionalità il suo senso, mostra devastante nella sua vastità, la sua totale indifferenza. Terra dimenticata da noi, a cui noi reagiamo con la nostra forsennata costruzione di prospettive, mete, obiettivi. Ma andare in <<vacanza>> significa anche e soprattutto fare il vuoto (vacuum) intorno a queste costruzioni, non nella forma negativa della rimozione (<<in vacanza non voglio pensare>>), ma in quella positiva dellospaesamento dell’anima che , fuoriuscita dalla cadenza delle sue abitudini, si offre all’insolito, che è la prima condizione per ogni vera e profonda trasformazione.
A ostacolare lo spaesamento dell’anima, di cui il viaggio è la prima figura, è da un lato la nostra tradizione religiosa, dall’altro la stessa progettualità laica. L’una e l’altra, infatti, hanno inaugurato un viaggiatore che tratta i luoghi che incontra come luoghi di transito, tappe che lo avvicinano alla meta. Per cui i luoghi diventano interluoghi in attesa di quel Luogo che è la meta stessa, la patria ritrovata, la vita realizzata, la stabilità raggiunta. Inutilmente la via ha istituito viaggiatori, le loro orecchie sono sorde alle voci dei luoghi, le sirene del ritorno e della meta hanno cancellato ogni stupore, ogni meraviglia, ogni dolore. L’attesa del Regno ha ridotto la vita a interregno, terra di nessuno prima delle cose ultime, anche se in quella terra di nessuno trascorre poi la nostra vita che non è una corsa verso la meta, ma uno spazio concesso all’umano come sua terra che non è patria, ma semplicemente via che si muove tra le macerie dai templi crollati e nel silenzio degli oracoli e delle profezie.
Non più Odissea con un’Itaca che fa di ogni luogo una semplice tappa sulla via del ritorno, ma Odissea come ripresa del viaggio, secondo la profezia di Tiresia, per cui è il letto scavato nell’ulivo intorno a cui è stata edificata la reggia a divenire una tappa del successivo andare. Un andare che Dante riprende, lui stesso viaggiatore, spingendo il suo Ulisse verso <<il mondo dietro il sole>>, per cui né alba né tramonto possono più indicare non solo la meta, ma neppure la direzione.
Ma se affrancarsi dalla meta significa abbandonarsi alla corrente della vita, allora il viaggio che salva se stesso cancellando la meta inaugura una visione del mondo che è radicalmente diversa da quella dischiusa dalla prospettiva della meta che cancella il viaggio e tutti gli accadimenti che, non percepiti, passano accanto agli uomini senza lasciare traccia, puro spreco della ricchezza del mondo.
Questa lettura del viaggio non vuol essere un invito a un’anarchica erranza, ma solo indurre a una riflessione sugli anni che stiamo vivendo, i quali hanno visto lo sfaldarsi di una geografia stabile, e insieme hanno accennato a quel processo migratorio che confonderà i confini dei territori a cui faceva riferimento la nostra identità.
Usi e costumi si contaminano e se <<morale>> o <<etica>> vuol dire costume, è possibile ipotizzare la fine delle nostre etiche fondate sulla nozione di proprietà, territorio e confine a favore di un’etica che, dissolvendo recinti e certezze, va configurandosi come un’etica del viaggiatore, che non si appella al diritto, ma all’esperienza, perché, a differenza dell’uomo del territorio che ha la sua certezza nella proprietà e nel confine, il viaggiatore non può vivere, senza elaborare la diversità dell’esperienza, cercando il centro non nel reticolato dei confini, ma in quei due poli che Kant indicava nell’anima e nel cielo stellato che per ogni viaggiatore hanno sempre costituito gli estremi dell’arco in cui si esprime la vita in tensione.
Senza meta e senza punti di partenza e di arrivo, che non siano punti occasionali, il viaggiatore, con la sua etica, può essere il punto di riferimento dell’umanità a venire, se appena la storia accelera i processi di recente avviati che sono nel segno della deterritorializzazione. Fine dell’uomo giuridico a cui la legge fornisce gli argini della sua intrinseca debolezza, e nascita dell’uomo sempre meno soggetto agli usi e costumi del suo paese e sempre più costretto a fare appello ai valori che trascendono la garanzia dei confini.
Il <<prossimo>>, sempre meno specchio di me, e sempre più <<altro>>, obbligherà tutti a fare i conti con la differenza, come un giorno, ormai lontano nel tempo, siamo stati costretti a farli con il territorio e la proprietà. La diversità sarà il terreno su cui far crescere le decisioni etiche, mentre le leggi del territorio si attorciglieranno come i rami secchi di un albero inaridito.

Fine dell’uomo come lo abbiamo conosciuto sotto il rivestimento della proprietà, del confine e della legge, e nascita di quell’uomo più difficile da collocare, perché viaggiatore inarrestabile, in uno spazio che non è garantito neppure dall’aristotelico <<cielo delle stelle fisse>>, perché anche questo cielo è tramontato per noi. E con il cielo la terra, perché non è più terra di protezione e luogo di riparo. Tagliati gli ormeggi, l’orizzonte si dilata, il suo dilatarsi lo abolisce come orizzonte, come punto di riferimento, come incontro della terra con il suo cielo, il viaggio e la costellazione delle metafore che lo circondano avviano a questi pensieri. Sono pensieri ancora tutti da pensare. Ma il paesaggio da essi dispiegato è già la nostra instabile, provvisoria e inconsaputa dimora.

Umberto Galimberti