Io, senza nome a scuola dal guru di Tiziano Terzani

Tamil Nadu, domenica 4 luglio 1999
Lettera dall’India

Io, senza nome a scuola dal guru

Scrivo queste righe da uno strano posto. Strano, almeno per chi, come me, abituato da una vita a stare in mezzo alla gente e a scorrazzare per il mondo a raccontarne le storie e i mille problemi, improvvisamente si ritrova isolato da tutto, senza radio, senza televisione, senza giornali e con un unico problema su cui riflettere, ora per ora, giorno per giorno, settimana dopo settimana: «Chi sono io?». Da più di due mesi vivo, da «sisha» (colui che merita di studiare), in un «gurukulam» (famiglia del guru) nel Sud dell’India. Ho una mia spartanissima cameretta, mangio assieme a un centinaio di altri «sisha» seduto per terra, con le mani, da un piatto di metallo in cui, da dei gran calderoni, mi viene messo del cibo esclusivamente vegetariano – per cui mai uova o formaggio -, studio Vedanta, la parte finale dei Veda, i testi sacri indiani in traduzione inglese, e prendo lezioni di sanscrito, la lingua originale in cui questi testi sono stati tramandati, prima oralmente e poi per iscritto da tre, quattro millenni; forse da più. Le ragioni che portano una persona in un posto come questo, un «ashram» (eremitaggio), sono le più svariate. Fra i miei compagni di corso, tutti indiani, ci sono giovani sui trent’anni di buona famiglia e di ottima educazione che han fatto voto di celibato, si dicono liberati d’ogni possesso e desiderio materiale e si apprestano a indossare l’abito arancione dei «sannyasin», i rinunciatari, i mendicanti spirituali; ci sono vecchi con alle spalle vite di successo, venuti qui per familiarizzarsi con l’idea della morte, convinti come sono che dopo di quella torneranno a vivere in un altro corpo, non necessariamente uno umano, ognuno con un suo bagaglio di meriti e demeriti, karma, con cui dovranno fare i conti. Altri, specie le donne, son qui per dare un senso alla propria esistenza spesa, in India più che altrove, in un labirinto di riti e doveri familiari e sociali. Alcuni son qui invece che essere sul divano di uno psicanalista; altri ancora perché questo splendido isolamento dai rumori e dalle tensioni del mondo non costa nulla, o al massimo una piccola, discrezionalissima offerta: i ricchi seguaci del guru, fra cui alcuni dei grandi industriali del Paese, pagano per tutti.

Tiziano Terzani

Lascia un commento