Ragazzi, per favore, scappate di casa di Marco Lodoli

Un fantasma si aggira per l’Italia: il dramma di non riuscire a diventare adulti.
Ragazzi, per favore, scappate di casa

Viviamo in un’epoca strana
in cui manca il necessario
ma abbonda il superfluo.
Con il risultato che la vita si ferma.


Per l’ennesima volta i dati confermano ciò che ognuno di noi già sa perfettamente: i giovani italiani invecchiano a casa dei genitori. Nel Nord Europa tutto è predisposto affinché il ragazzo si renda indipendente prima possibile, da noi accade l’esatto contrario: tutto concorre a trattenere il fanciullone attaccato alle gonne di mamma e al portafoglio di papà. Prima le case in affitto non si trovavano, ora si trovano ma costano un occhio della testa. Prima il lavoro non c’era, ora volendo c’è, ma non è mai sicuro, si rinnova di sei mesi in sei mesi e può svanire in un attimo. Quindi il ragazzo non se la sente proprio di lasciare mamma e papà. Certo, potrebbe condividere le spese per una casetta con tre amici, magari in un quartiere lontano dal centro, ma perché mai dovrebbe peggiorare il suo livello di esistenza? I romeni, gli albanesi, i senegalesi affrontano con determinazione questi sacrifici, e forse si rallegrano se trovano un posto in una topaia, ma questa non è una soluzione che attrae il ragazzo italiano. Dunque, per la prima volta nella Storia, si presenta un paradosso difficile da comprendere, che suona più o meno così: manca il necessario e abbonda il superfluo.
Il giovane italiano non ha una casa sua e forse neanche la desidera, non ha un lavoro stabile su cui fare affidamento, non ha alcuna intenzione di mettere su famiglia, non pensa affatto a risparmiare per raggiungere l’indipendenza. Per la formica non c’è alcuno spazio, anzi meglio schiacciarla subito e togliersela di torno. Qui c’è spazio solo per la cicala, per il superfluo, per l’inutile. E già, perché il ragazzo italiano qualche euro lo tira su, un lavoro part-time in un call center lo rimedia, un contrattino volante lo acciuffa, e 6oo o 7oo euro al mese gli entrano in tasca.
Con quei soldi ovviamente non si puo pensare di varare una vita nuova, basterebbero appena per l’affitto di 5o metri quadri, e poi la lavatrice chi la compra, la colazione chi la paga, la rata del riscaldamento chi la copre? Niente, non c’è alcuna possibilità di uscire da casa di mamma.
Anche perché non sembra ci sia tutta questa gran voglia di rinunciare alla sicurezza e alle mutande pulite nel cassetto in nome della libertà e all’orgoglio di farcela da soli. Fatto sta che il giovane italiano non ha in tasca abbastanza soldi per diventare adulto, ma ne ha a sufficienza per togliersi un po’ di sfizi.
Può comprare il telefonino nuovo, l’ultimo iPod, la felpetta di marca, le Nike giuste, può pagarsi la palestra e magari anche l’estetista per darsi una bella sistemata, può portare la fidanzata eterna a mangiare nel ristorantino giapponese, oppure farsi la birretta belga nel pub dove c’è buona musica, e poi quella danese, e poi quella olandese, apprezzarle in pieno, può comprarsi un paio di cd di gruppi niente male, forse anche pagarsi le rate della motocicletta, per fare un figurone al bar, e così via.

Niente futuro. i soldi per soffrire non ci sono, ma quelli per godere bastano e avanzano. E nel frattempo gli anni passano e il carattere che servirebbe per affrontare le difficoltà della vita a poco a poco si ammoscia: tutte le sere c’è da spassarsela con quei soldi onestamente guadagnati, perché mai caricarsi sulle spalle il macigno di una vita squallida e faticosa? Le monetine per il Luna Park tintinnano in saccoccia, perché mai bisognerebbe metterle nel salvadanaio, per ottenere quale futuro? Un bicamere allo sprofondo? Una moglie che si lamenta dalla mattina alla sera? L’ansia di non riuscire a pagare l’asilo al bambino? Il divano e la televisione, che propone boiate, ma non costa niente? Ma per carità di Dio!
Con quegli 8oo euro al mese la vita è una goduria, gli amici sono sempre intorno, l’amore non appassisce in un tinello, la notte è fresca e lunga. Ogni tanto arriva dal futuro un refolo d’angoscia, la sensazione che la vita si stia consumando inutilmente, ma è solo un attimo, un sospiro malinconico, e subito la giostra riparte. Si vive giorno dopo giorno, si lavora e si spende tutto quanto nel superfluo. Il necessario, la vita reale, è fuori dalla portata, e poi – questa è la verità – la vita reale non attira più nessuno!

di Marco Lodoli
diario 23.03.07

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