L’amico è quell’altro che in parte siamo,
ma che non possiamo mai giungere a essere pienamente.
Opere di Carl Gustav Jung, vol. 9-1, p. 128
Se Jung ha ragione, proponiamo di definire l’amicizia come la difficile arte del rispecchiamento. Difficilissima, anzi, perché non c’è sull’amicizia verità se non fuggevole ed effimera, a dispetto di chi pensa all’amico come al porto più sicuro, al tesoro più grande. Di questa verità, di questo infinito gioco di specchi a cui l’autentica amicizia impegna e in cui la falsa si smarrisce, vogliamo qui dare prova con un campionario di detti e contraddetti (del tutto anonimi, piuttosto noti o assai celebri) alla maniera della scena IV, atto I del Cirano di Bergerac.
Apodittico: L’amicizia che cessa non è mai cominciata (Anonimo).
Brevettato: Puoi farti più amici in due mesi interessandoti agli altri che in due anni tentando di far sì che gli altri si interessino a te (Dale Carnegie).
Confortante: Si hanno un po’ meno amici di quanto si pensa, ma un po’ più di quanto si sa (Hugo von Hofmannsthal).
Decisivo: L’unico modo per avere un amico è essere un amico
(Ralph Waldo Emerson).
Etico: È meglio ingannarsi sul conto dei propri amici, che ingannare i propri amici (Johann Wolfgang Goethe).
Fondamentale: La cosa più importante che io possa fare per il mio amico è di essergli semplicemente amico (Henry David Thoreau).
Gentile: Gli amici sono coloro che ti raccontano le cose più belle di te che tu già conosci (Anonimo).
Hegeliano: E’ vero: “Chi trova un amico trova un tesoro”. Ma è ancora più vero che chi trova un tesoro, trova subito tanti amici (Wilhelm Muhs).
Impossibile: Amici, soci e seguaci d’esser tre in uno non sono capaci (Jaromir Hladik).
Limitativo: Se avete solo due amici, e ne avete ucciso uno, non rischiate di irritare l’altro (Tom Stoppard).
Matematico: L’amicizia aumenta la felicità e diminuisce la miseria, raddoppiando la nostra gioia e dividendo il nostro dolore (Joseph Addison).
Narcisista: Ho rinunciato all’amicizia di due persone: la prima non mi ha mai parlato di sé, l’altra non mi ha mai parlato di me (Nicolas de Chamfort).
Ostico: La cosa più difficile nell’amicizia non è quella di mostrare a un amico i nostri difetti: è quella di fargli vedere i suoi
(François de La Rochefoucauld).
Pragmatico: Per trovare un amico bisogna chiudere un occhio; per mantenere l’amicizia bisogna chiuderli entrambi (Norman Douglas).
Quale (e tale): Chi contempla l’amico, contempla quasi una qualche immagine di sé (Cicerone).
Reciproco: Come comportarci con gli amici? Come vorremmo che loro si comportassero con noi (Aristotele).
Sorprendente: Gli amici sono quelle rare persone che ti chiedono come stai e rimangono anche in attesa di una risposta (Anonimo).
Telepatico: Un amico è colui che indovina sempre quando si ha bisogno di lui (Jules Renard).
Unicista: Se qualcuno volesse farmi dire perché volevo bene a un amico, sento che solo risponderei: “Per¬ché era lui. Perché ero io”
(Michel de Montaigne).
Votato: Un vero amico è colui che sta con te quando preferirebbe essere altrove. (Anonimo)
Zelante: Un amico è uno che ti nuoce del tutto disin¬teressatamente (Wieslaw Brudzinski).
Un buon esercizio per coltivare quell’arte del rispecchiamento che l’amicizia impone è scriversi. Alla vec¬chia maniera, ovviamente, e rigorosamente alla larga da ogni tecnologismo. Come avrebbe potuto fare Basilio di Cesarea, supplice e accorato: “Se mi ami, scrivimi, ti prego; se sei imbronciato con me, scrivimi lo stesso, a dispetto del tuo broncio. Sarà sempre per me una gran¬de gioia ricevere una lettera da un amico, anche se un po’ irritato. Dunque, deciditi ! Esci dalla tua indolenza ! E non dire che non sai cosa scrivere. Se non hai nulla da scrivermi, dimmi che non hai nulla da scrivermi: per me è già qualche cosa di importante e di bello”. E se poi, non avendo amici, si vorrà coltivare l’amicizia, si potrà comunque scrivere direttamente a se stessi.
Tratto da: “A spasso con Jung”
Di Gian Piero Quaglino e Augusto Romano
Raffaello Cortina Editore